Contenuto Rimosso è “un’installazione artistica che attiva un processo collettivo e determina un evento che pone in questione la memoria dell’ambiente“. Un progetto di arte pubblica di Chiara Trivelli, che ha luogo a Lorenzago di Cadore (BL).

La sera del 30 luglio 1855 un incendio distrusse il centro storico del paese delle Dolomiti Bellunesi. L’abitato venne ricostruito dando origine al quartiere il Quadrato, uno degli esempi meglio conservati del fenomeno urbanistico locale e storico del Rifabbrico. Oggi il quartiere il Quadrato, pur essendo il centro storico del paese, è un quartiere per lo più disabitato.

Dal 2012 il progetto dell’artista Chiara Trivelli Contenuto Rimosso prevede, in collaborazione con Enti, Consorzi, Associazioni e imprese locali, nella ricorrenza dell’incendio che distrusse l’antico abitato, l’interruzione della luce elettrica nel quartiere il Quadrato, l’installazione di fuochi, candele e torce, la creazione di un evento commemorativo dell’origine del Quadrato, che sia al contempo occasione di socialità e convivialità, ripopolamento – seppur simbolicamente limitato a una serata – da parte degli abitanti di uno spazio e tempo pubblico.

Parte integrante del progetto è la costruzione di un archivio di documentazione che ne testimoni la storia, permetta di ricostruirne le fasi e le dinamiche, di diffonderne i contenuti, affinché il processo in atto sia posto all’attenzione pubblica come caso-studio.

Contenuto Rimosso è stato riconosciuto dagli abitanti di Lorenzago, che hanno costituito un Comitato per sostenere il progetto, come “un progetto artistico capace di valorizzare la storia del quartiere il Quadrato, contribuendo al miglioramento dell’immagine del quartiere e dell’intero paese di Lorenzago di Cadore, un’iniziativa che pone in evidenza la questione dello spopolamento che investe i paesi delle Dolomiti Bellunesi, stimolando la partecipazione attiva da parte dei cittadini, la coesione sociale e la valorizzazione del territorio”.

Il Quadrato di Lorenzago si presenta come un quartiere di città su scala ridotta: palazzi in muratura, tipologia abitativa modulare, distribuzione regolare e geometrica, viabilità segnata da un reticolo stradale che chiude l’abitato in un razionalistico quadrato. Poiché la causa dell’incendio venne rintracciata nel carattere stesso dell’abitato preesistente, costruito per lo più in legno, all’evento traumatico, l’incendio, venne associata la rappresentazione tipica di un paese di montagna: architettura spontanea, sviluppo informale, contiguità abitazione/stalla/orto. Il quartiere venne quindi ricostruito negando quella tradizione costruttiva. In questo senso il Rifabbrico si configura come un processo di rimozione.

Se il fuoco è il tratto d’unione tra il passato e il presente architettonico di questo luogo, l’immagine del fuoco fra i palazzi in muratura e lungo le strade di un quartiere ordinato e geometrico, dovrebbe riattivare come contro-immagine la memoria di un tessuto urbano irregolare, fatto di case di legno, che si sviluppa in modo organico e spontaneo: riallacciare una cesura. Creare una continuità fra l’antico nucleo abitativo e un modello di progettazione urbana estraneo alla secolare tradizione costruttiva alpina, significa qui riconciliarsi con un passato fatto di economia agro-silvo-pastorale, sublimando/esorcizzando la paura del fuoco nel potere simbolico di un rito collettivo.Trasformando la paura in cura del fuoco.